La città di Taormina

“Se un uomo non avesse che un solo giorno da passare in Sicilia e domandasse cosa vedere, io gli risponderei senza esitare: Taormina”, scriveva il francese Guy de Maupassant più di un secolo fa. E spiegava: “Non è che un quadro, questo paesino, ma un quadro in cui si trova tutto ciò che sembra fatto sulla Terra per sedurre gli occhi, lo spirito, l’immaginazione”.
E’ una terrazza sospesa nell’azzurro, questo paesino, abbarbicato ai costoni del monte Tauro. Ebbero buon fiuto i Greci, che quassù edificarono l’acropoli (205 metri sopra il livello del mare), e un teatro che, per scenario naturale, è più incantevole dello stesso modello di Epidauro in Grecia: sullo sfondo la baia di Naxos, prima colonia greca in Sicilia, che la sera si ingemma di mille luci, e l’Etna ammantato di neve per cinque mesi dell’anno, le cui eruzioni offrono spesso agli spettatori fuori-programma di grande suggestione e spettacolarità.

Il mare e la neve, la neve e il mandarlo in fiore. “Per il turismo dell’era moderna”, ricorda il giornalista Gaetano Saglimbeni nel suo Album Taormina, pubblicato da Flaccovio, “Taormina è nata d’inverno e come stazione turistica invernale si è affermata per quasi un secolo: d’estate, addirittura, molti alberghi chiudevano. C’è stata poi una inversione di tendenza, e adesso il boom è d’estate, con punte elevate anche in primavera e autunno”.

E’ il turismo dei piani-vacanze, dei viaggi organizzati, dei voli-charter. Chi programma le ferie, in Italia ed all’estero, sa che l’estate a Taormina è la più lunga d’Europa: qui le spiagge sono piene da marzo a ottobre. L’inverno è ancora la stagione dei viaggiatori isolati, di coloro (per intenderci) che in vacanza possono andare quando vogliono. Anche oggi, come ai tempi dei Rockefeller, dei Morgan, delle Vanderbilt, vengono qui a svernare magnati dell’industria, dell’alta finanza, e scrittori illustri, pittori, musicisti. Ai grandi alberghi molti preferiscono le ville nel verde: quelle che un tempo erano legate ai nomi di Orazio Nelson (il famoso ammiraglio inglese che “sull’albero della sua nave si scavò la bara”), dei conti Marzotto, Cini, dei duchi di Carcaci, Paternò Castello; ed altre che sono venute su in epoca recente, al mare e in collina, in scenari d’incanto.

“Taormina”, scrive il taorminese Saglimbeni, “va goduta d’inverno: quando l’aria lieve, tersa, trasparente, avvicina incredibilmente l’Etna al mare; quando è più verde il verde dei giardini, più intenso il colore dei fiori, e le cascate di gerani e buganvillee nascondono anche le cose brutte che sono state fatte dagli uomini.
Mi diceva il commediografo americano Tennessee Williams: ‘Taormina è così bella, stupendamente e prepotentemente bella, che neppure il vandalismo degli uomini riuscirebbe mai a distruggerla’. Non siamo al vandalismo, ma brutture ne sono state consentite parecchie, ed è un miracolo che la natura riesca ancora a nasconderle”.
Il corso Umberto, che è un po’ il grande “salotto” di Taormina, si anima sin dalle prime ore del mattino. Le coppie passeggiano tenendosi per mano, sostano davanti ai negozi-bazar (che espongono di tutto, dai ricami al ferro battuto, alle sculture in legno, ai souvenir), firmano cartoline nei bar delle piazza. Nel pomeriggio, salgono fino alla sommità della cavea del teatro antico, per godere da lassù lo spettacolo del tramonto (come faceva il francese André Gide, in mantello nero e cappelluccio pendulo). Domani andranno a piedi verso Castelmola, incideranno i loro nomi e la data su un’agave. O scenderanno al mare: basta un po’ di sole per popolare, anche d’inverno, le spiagge di Isola bella, Mazzarò, Spisone.

“La baia dell’Isola bella”, spiega Saglimbeni, “è ancora quella di Goethe e del Kaiser. Le coppie in cerca di solitudine la preferiscono alle più sofisticate spiagge di Mazzarò e Spisone. Sfrecciano i motoscafi, al largo. Ma i turisti preferiscono ancora le vecchie barche dei pescatori, odorose di alghe e di pece. Si va in gita alla Grotta azzurra, alle rocce del Capo, al lido di Naxos...

“L’oscurità”, conclude il giornalista-scrittore, “sorprende gli innamorati ancora sugli scogli, mentre le prime lampare cominciano a punteggiare lo specchio di mare da capo Spisone a Giardini e fino agli scogli dei Ciclopi ad Acitrezza. Allora si alzano e, tenendosi per mano, rifanno a piedi la strada che li riporterà su in albergo. Le strade di Taormina, la notte, profumano di glicini, e le buganvillee che coprono i muri delle vecchie case, sotto i riflessi dei lampioni, sembrano cascate di perle”.

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